IL GRANDE VIAGGIO

INTRODUZIONE
Dopo mesi di riposo e tranquillità, fratelli, torno di nuovo ad impugnare la mia diletta penna, amica fidata che mi permette di rendere eterni i miei pensieri, le mie ricerche ed i miei studi sulle carte millenarie dell’Impero Drow. Questa volta, tuttavia, sto per accingermi a narrare qualcosa di diverso, non più racconti del passato o resoconti di miti e leggende, ma un’avventura che ho vissuto proprio in questi ultimi giorni. Se avete qualche minuto libero, dunque, vi prego, fermatevi a leggere questo diario di un viaggio lungo, pericoloso, pieno di pericoli e soddisfazioni…



CAPITOLO UNO: “COSA FARE OGGI?”
Tutti coloro che vivono su questa terra di Sosaria sanno bene che di questi tempi la vita scorre piatta, sempre uguale a se stessa, come un mare senza vento né corrente… Ora di rischi ve ne sono ben pochi, è vero, ma assieme ad essi sono venuti inesorabilmente meno anche gli stimoli, ed il cuore di questo Drow, credetemi, ne sente decisamente la mancanza. Questo ed altri pensieri di tal genere affollavano la mia mente in una calda serata d’agosto, mentre ripulivo il giardino della mia piccola villetta a Buccaneer’s Den in compagnia di Eustachio, il mio fidato (per quanto silenzioso…) aiutante Fantasma. Tra rami e foglie secche, una domanda mi martellava nella mente: “Cosa fare oggi?”. Possibile che la vita di un Drow Imperiale debba limitarsi al giardinaggio? Incapace però di trovare una risposta a tali domande, mi ero ormai rassegnato ad impugnare il rastrello anziché il fedele bastone. Tuttavia, qualcosa accadde a scuotere la monotonia del momento: Tidus, un giovane Drow che avevo da poco conosciuto e che avevo preso sotto la mia ala protettiva, in compagnia di un suo amico della nostra stessa razza, stava giungendo rapidamente al galoppo verso il mio giardino. Raggiuntolo, mi salutò:
-“Venduì, Sulayn!”
-“Venduì, Tidus – risposi rapidamente -. Cosa ti porta da queste parti?”
-“Desideravo presentarvi il mio amico Alieto… Egli è un altro giovane Drow che desidererebbe conoscere qualcosa sull’Istituzione Imperiale e sulla sua storia. Sapete, anche lui ambisce a divenirne parte, un giorno…”
Fissai i due per un attimo, poi ricominciai:
-“Va bene, accomodatevi”
E li feci entrare in casa. Dopo esserci accomodati su qualche sedia e sgabello, Tidus prese la parola:
-“Dunque… come vi accennavo egli è Alieto, apprendista spadaccino e credente in Lloth. E’ venuto a conoscenza dell’esistenza dell’Impero tramite me ed ora vorrebbe conoscere il cammino necessario ad iniziare l’apprendistato…”
Squadrai severamente il giovane, e mi resi rapidamente conto che, seppur ancora inesperto, nei suoi occhi già brillava la furia guerriera dei Drow, nonché una determinazione e costanza sicuramente fuori dal comune.
-“E’ un piacere conoscerti, giovane Alieto”, dissi
-“Per me è un piacere ed un onore, mastro Sulayn” mi rispose
-“Alieto, sarò sincero con te… La strada per diventare Membro Imperiale non è semplice, pochi vi riescono. E anche quei pochi, in realtà, sacrificano la propria vita ai dettami ed alle norme che Lloth ci impone. Si accingono inoltre ad intraprendere un’esistenza precaria, piena di pericoli e quasi del tutto priva di sicurezze, se non quella della solidarietà dei propri compagni… Ed in alcuni casi neanche di quella. Sei davvero sicuro di voler provare?”
-“Lo sono, mastro Sulayn. Non ho dubbi sul mio futuro, la mia strada è con Lloth e con l’Impero. Se posso servirli, lo farò al massimo delle mie possibilità, e se la mia stessa vita sarà richiesta, sarò felice di donarla per questa causa.”
La sua risposta mi soddisfava, era ovvio che il ragazzo era sicuro di sé e delle sue scelte… oppure semplicemente incauto ed avventato? Conosceva davvero i pericoli a cui andava incontro, oppure peccando di presunzione giovanile dava per scontato di poterli superare senza problemi? Se tale seconda ipotesi si fosse rivelata corretta, avrei rischiato di sacrificare inutilmente la sua vita dando una risposta affermativa alle sue pretese. Facendo ricorso alla Magia Oscura che controllo, sarei stato facilmente in grado di scrutare nella sua mente e dissipare così i miei dubbi, ma improvvisamente un’idea mi colpì come un lampo:
-“Alieto, le tue parole sembrano veritiere, ma non sono sicuro che tu conosca sul serio ciò che con tanta sicurezza affermi di poter controllare. Per esserne certo, dunque, propongo a te ed a Tidus un modo per verificarlo… Come sapete, il continente di Sosaria è grande ed irto di ostacoli, avventure e pericoli di ogni genere… Soltanto chi possiede in sé forza, determinazione, abilità e, in fin dei conti, anche fortuna riesce a sopravvivervi. Ora, io vi propongo questo: un viaggio a cavallo, dall’estremo Nord delle pianure oltre le Montagne di Minoc fino all’estremo Sud, il Santuario dell’Onore presso Trinsic. I pericoli e le avventure che vivremo saranno innumerevoli, ed indubbiamente difficili. Vi sentite in grado di affrontare questa prova?”
Mi resi rapidamente conto, dalle loro espressioni, che i due non si aspettavano una proposta del genere. Tuttavia, la loro reazione fu entusiasta, il che mi fece decisamente piacere. Fu Tidus a parlare:
-“Certo! Noi tre insieme ce la possiamo fare! Saremo ben lieti di accompagnarvi in questo viaggio, Sulayn. Vero Alieto?” -“Si, certamente, me la sento! La difficoltà del viaggio non mi spaventa, affrontiamolo!”
Pensai che tutto questo avrebbe finalmente smosso la monotonia della vita quotidiana, ed in cuori mio ero ben felice di tornare finalmente a vivere avventure degne di un Drow, anziché combattere soltanto con scopa e rastrello…
Dissi ai miei compagni di viaggio di presentarsi nuovamente a casa mia dopo tre giorni alla stessa ora, equipaggiati con tutto l’occorrente per combattere ed accamparsi, e soprattutto determinati a portare a termine l’impresa appena iniziata.
Dopo averli salutati, li vidi sparire tra le vie di Buccaneer’s Den ed iniziai a pensare di cosa avrei avuto bisogno in tale viaggio…



CAPITOLO DUE: LA PARTENZA
Nei tre giorni che seguirono fui decisamente impegnato a preparare il bagaglio che mi avrebbe accompagnato nell’impresa, nonché a tentare di spiegare ad Eustachio i compiti cui avrebbe dovuto assolvere in mia mancanza (impresa che non mi riuscì del tutto… La prossima volta che evocherò un aiutante dal Regno dei Morti, mi assicurerò di prelevarne uno loquace e soprattutto intelligente…). Feci ripetute visite al negozio di magia di Buccaneer’s Den, spendendo una discreta somma in reagenti, alambicchi, pestelli, rune ed altra oggettistica che mi sarebbe stata necessaria per controllare al meglio la mia magia. Nuovamente a casa, misi su un piccolo laboratorio con cui distillai ottimi elisi rinvigorenti da ragnatele e ginseng, capaci di guarire piccole lesioni e ferite, e che, uniti ai miei incantesimi curativi, si sarebbero sicuramente rivelati utili. Finita l’opera, chiusi le boccette in due zaini ed attesi…
Alla fatidica ora, si presentarono alla mia porta Tidus ed Alieto, armati di tutto punto ed in sella a veloci e robusta cavalcature:
-“Venduì Sulayn, come vedete siamo qui come stabilito” esordì Tidus
-“Si, vedo. Venite in casa, ho qualcosa per voi…”
Ed una volta dentro, consegnai loro gli zaini con gli elisir, ricevendo in cambio da Tidus un sacchetto di rune che ci avrebbero aiutato a non perdere la strada durante il cammino. Fatte le ultime raccomandazioni e controllati i bagagli per un’ultima volta, raccomandai ai miei compagni di essere estremamente prudenti e recitai la formula che ci avrebbe permesso di raggiungere il luogo d’inizio della nostra avventura:
-“Vas Rel Por”
Ed immediatamente, un portale d’energia rosso si aprì davanti a noi. Uno dopo l’altro, Tidus ed Alieto vi entrarono velocemente con i loro cavalli e così feci anch’io dopo aver rivolto un’ulteriore preghiera a Lloth…”Lloth Tlu Malla! Jal Ultrinnan Zhah Xundus!”…
Dopo un rapido viaggio dimensionale, mi ritrovai in una piccola vallata circondata da montagne, con il rumore del vento intorno a me, l’odore dell’erba fresca delle narici ed in compagnia dei due giovani Drow che guardarono con qualche sospetto il portale che spariva.
-“Dove siamo ora, mastro Sulayn?” chiese Alieto
-“Nelle vallate a Nord di Minoc, Alieto, nel punto più alto ed esterno del nostro continente. Da qui comincia il nostro viaggio, e che Lloth sia lodata.”
Detto questo, spronammo i nostri cavalli in direzione sud, verso una gola che ci avrebbe permesso di raggiungere le vallate più grandi che precedevano la città dei minatori. Seguendo la normale linea delle montagne, fuori dal sentiero ma potendo contare su una mappa piuttosto accurata che portavo con me, raggiungemmo il fiume e cogliemmo l’occasione per far abbeverare i cavalli. Alieto pensò inoltre, molto previdentemente, di riempire la borraccia, e rapidamente lo imitammo anche Tidus ed io. Non potevamo difatti sapere con certezza quando avremmo nuovamente trovato un corso d’acqua utile a tale scopo, ed era bene premunirsi. Dopo la breve sosta, ripartimmo seguendo la riva: avevo difatti consultato la mappa, e mi ero appena rassicurato sul fatto che quel fiume ci avrebbe condotto al boschetto posto proprio al confine Nord della città di Minoc.
-“Da questa parte dovremmo raggiungere Minoc in poco più di due ore – dissi -, ma una volta arrivati là dovremo tenerci lonani dalle guardie cittadine. Diciamo che non hanno una spiccata simpatia per me…” ed accennai un ghigno. I miei trascorsi criminosi, difatti, mi avevano procurato condanne a morte in tutte le città del regno, e le guardie non avrebbero esitato un solo istante ad eseguire la sentenza. Questa parte del viaggio proseguì nella tranquillità più totale: avanzammo spediti fino al limitare del boschetto privi di ogni preoccupazione, dato che intorno a noi si estendevano soltanto campi verdi ed un placido e limpido corso d’acqua. Di pericoli, dunque, neanche l’ombra. La situazione però mutò rapidamente con il nostro ingresso nella piccola foresta. Dopo solo pochi minuti trascorsi lì dentro, difatti, iniziai ad avvertire un senso di oppressione, di minaccia incombente che gravava su di noi, e che aspettava solo il momento giusto per riversarcisi addosso.
Dato che questa mia sensazione derivava dalle mie percezioni magiche, mi fidai completamente di essa e ritenni giusto avvertire i miei compagni:
-“Tidus, Alieto, state all’erta… C’è qualcosa che non mi convince qui, credo che stia per succedere qualcosa.”
-“Va bene, Sulayn, staremo attenti” rispose Tidus
Ora gli zoccoli dei nostri cavalli avanzavano silenziosi nel fitto sottobosco, e noi stavamo forse fin troppo attenti a non emettere il minimo rumore al di fuori di quelli strettamente necessari,intenti com’eravamo a scrutare la macchia intorno a noi alla ricerca di eventuali pericoli. Avvertivo distintamente la tensione crescere in Tidus ed Alieto, ed io rimasi in ascolto di ciò che i miei sensi magici mi comunicavano. Dopo pochi minuti, davanti a noi balzarono tre uomini vestiti di stracci logori, che impugnavano vecchie spade arrugginite e ci fissavano con occhi pieni di scherno e d’ira. Quello che evidentemente doveva essere il loro capo si fece avanti e parlò:
-“Non voglio perdere tempo con voi, consegnateci armi, armature ed oggetti di valore, ed in cambio avrete salva la vita!” Dovevano essere dei pazzi per pensare di poter spaventare un Membro dell’Impero Drow e due suoi apprendisti: non passò neppure un attimo, difatti, che le lame di Tidus ed Alieto erano fuori dal fodero, pronte ad aprirsi strada nella carne dei nemici, mentre io ripassavo mentalmente le formule di qualche incantesimo adatto allo scopo. La battaglia scoppiò in un istante: vidi due banditi lanciarsi all’attacco ed impegnare i miei due compagni, mentre il capo tentava di raggiungermi. Il suo fu un tentativo vano e sciocco: mentre si trovava difatti ancora ben lontano da me, distesi in avanti le mani e, fissandolo, sussurrai
-“Kal Vas Flam”
Immediatamente, una colonna di fuoco esplose dal terreno sotto i suoi piedi e le fiamme lo avvilupparono costringendolo ad una macabra danza d’agonia, prima di farlo crollare al suolo ormai sconfitto e privo di vita. I suoi compari non ebbero certo sorte migliore, dato che Tidus recise la testa di uno dei due con un solo, rapido colpo di polso ed Alieto trafisse l’altro, spaccandogli il cuore e lasciandolo cadere a terra con ancora negli occhi una luce d’incredulità, mentre guardava la sua vita sfuggirgli dalle mani. Il combattimento non ci aveva provati: era difatti stata poco più di una schermaglia, e così ci ripulimmo rapidamente dal sangue degli avversari e riprendemmo il nostro cammino senza curarci eccessivamente dell’accaduto.
Tuttavia, la mia sensazione di pericolo, seppur diminuita, non accennava a sparire, e così avvertii Tidus ed Alieto di non abbassare ancora la guardia, ma di tenersi pronti ad un eventuale altro assalto. Pochi minuti dopo, individuammo un altro piccolo gruppetto di banditi che tentava di tenderci un’imboscata dal crinale di una collina non molto distante. Comprese le intenzioni degli uomini, ci fu facile elaborare una strategia offensiva. Smontammo da cavallo e, aggirando il declivio movendoci assai silenziosamente (ad essere sincero, tutto ciò mi risultò piuttosto difficoltoso, dovendomi comunque affidare al mio bastone), li sorprendemmo alle spalle: recitai rapidamente la formula “An Ex Por” per alcune volte di seguito, ed il misero gruppo di predoni divenne solamente carne alla mercè delle lame di Tidus ed Alieto che, senza esitare, provvidero rapidamente a finire i loro nemici ormai inermi ed a depredarli dei pochi soldi che avevano con sé. -“Questi soldi li spenderemo in qualche taverna” disse Tidus
Stavo sorridendo per l’azione appena compiuta, quand’ecco che sentii da dietro di me una voce tonante:
-“FERMI! NON MUOVETEVI!”
Ci eravamo difatti avvicinati incautamente al confine di Minoc, e le guardie che solertemente sorvegliano i margini della città avevano sentito i rumori di battaglia giungere dalla boscaglia, ed ora si stavano recando ad investigare. Per evitare guai, sfruttando la nostra posizione ancora nascosta ai loro occhi, tornammo rapidamente ai cavalli (ancora una volta, io incontrai qualche difficoltà…), e spronatoli al galoppo fuggimmo dagli ordini dei soldati appiedati troppo lenti per inseguirci, prendendo rapidamente un sentiero che si snodava là vicino in direzione Sud. Dopo qualche minuto di galoppo, Tidus chiese:
-“Sulayn, sapete dove stiamo andando?”
Ed io, dopo aver dato una rapida occhiata alla mappa ed aver sogghignato, risposi:
-“Si, stiamo seguendo la strada giusta… questo è il sentiero per Vesper!”



CAPITOLO TRE: LA CORSA DI VESPER
Ormai ci eravamo lasciati le guardie ben alle spalle, avendo iniziato a percorrere una stretta stradina tra la riva del fiume ed il fianco della montagna: la via era scoscesa e pericolosa, ed in ogni momento il rischio di cadere in acqua era più concreto, ma tutti noi convenimmo che sarebbe stato meglio tentare di guidare i cavalli in questa situazione che aggirare la montagna e rischiare altri spiacevoli incontri con le guardie. Sopra di noi, le nuvole cominciarono lentamente ad addensarsi ed i primi borbottii del cielo ci fecero capire che da lì a poco avrebbe iniziato a piovere. Difatti, così fu, e mezz’ora dopo ci ritrovammo ad arrancare nel pantano. Fortunatamente però avevamo raggiunto la fine del sentiero di montagna, che sboccava proprio nelle vicinanze della miniera Est di Minoc. Tidus eseguì una rapida perlustrazione per sincerarsi che non vi fossero guardie troppo zelanti che pattugliavano la zona. Rassicuratici sulla sicurezza del luogo uscimmo allo scoperto e con i cavalli al galoppo valicammo un ponte sul fiume, il che ci fece definitivamente uscire dal territorio della città dei minatori. Adesso ci trovavamo nelle terre boscose a Nord Ovest di Vesper, zona selvaggia e priva di sorveglianza, il che ci avrebbe permesso di evitare altri brutti incontri con soldati del regno desiderosi di mettere fine alla mia vita. Evitammo anche di spronare i cavalli per non stancarli, dato che non sembravano esserci minacce incombenti, e Tidus ed Alieto colsero l’occasione per chiedermi di raccontare loro qualche mito della storia dei Drow e qualche avventura vissuta in precedenza dall’Impero. Mentre conversavamo rilassati, però, sentimmo qualcosa dagli alberi intorno a noi, come un fruscio prolungato. Strattonammo le redini dei cavalli e li facemmo arrestare, restando in ascolto, tesi, pronti a scendere in battaglia alla minima avvisaglia di pericolo. Lentamente, Tidus ed Alieto sguainarono le armi e rinforzarono la presa sugli scudi.
-“Non mi piace tutto questo, Sulayn…”
-“Lo so, restate in guardia”
Dopo pochi istanti di tranquillità quasi irreale, dai cespugli dietro di noi sbucarono urlando altri predoni, un gruppo certamente ben più numeroso di quelli che avevamo facilmente spazzato via, ed ugualmente determinati ad impadronirsi dei nostri averi ad ogni costo. Il loro assalto era atteso, ed i miei compagni iniziarono a fronteggiarli con movimenti rapidi ed eleganti. Seppure in netta minoranza, la nostra esperienza ed abilità in battaglia erano enormemente superiori rispetto alle loro. Mentre Tidus ed Alieto tiravano fendenti ed affondi, colpendo e mutilando gli avversari, io, dalla retroguardia, pronunciavo le mie formule e portavo terrore e devastazione tra i nemici grazie alla magia. Alcuni banditi tentarono di avvicinarsi, ma con una rapida ritirata coperta da incantesimi di paralisi restarono ben presto incapaci di muoversi. Mi resi conto che i miei compagni stavano avendo la meglio sui miei avversari e decisi quindi di non interferire, ma di riposare la mia mente che si stava rapidamente intorpidendo a causa dell’intenso sforzo a cui la stavo costringendo. Dopo pochi secondi, i nostri avversari erano a terra senza vita, mentre i miei compagni guardavano con soddisfazione il massacro appena compiuto. Ero soddisfatto di entrambi: avevano una grinta davvero fuori dal comune, e, come tutti i Drow, erano estremamente portati per il combattimento e sprezzanti dei pericoli. Mi resi conto che Alieto era stato ferito lievemente ad un braccio da uno di quei banditi, e così ricorsi alle mie arti magiche per guarirlo e permettergli di continuare il viaggio.
-“Ebbene… Sembra che i pericoli non debbano finire mai”
-“Probabilmente non sono neppure iniziati, Alieto. Ma fino ad ora sembra che ce la siamo cavata bene, non trovate?” risposi -“Si, è vero. Speriamo che le cose vadano sempre bene…”
Cavalcavamo ormai da quasi due ore, il sole era alto su di noi e tutti avvertivamo una fame crescente, dovuta al fatto che, ormai, era quasi ora di pranzo.
-“Vogliamo fermarci per il pranzo?” chiesi
-“Si, accampiamoci a bordo strada, così possiamo controllare il traffico…” suggerì Tidus
Smontammo quindi da cavallo e, seguendo il consiglio del nostro compagno, stendemmo le nostre stuoie nel boschetto vicino il sentiero e legammo i cavalli ad un grosso tiglio. Pochi minuti dopo, il fuoco era acceso e su di esso arrostivano i pezzi di carne di un coniglio cacciato da quelle parti. Eppure, ancora una volta avvertivo qualcosa che non andava, e la stessa sensazione era chiaramente manifesta anche negli sguardi di Tidus ed Alieto. Entrambi scrutavano la boscaglia con occhi penetranti ed attenti, alla evidente ricerca di un pericolo invisibile ed in agguato. Improvvisamente, iniziammo ad udire frasi pronunciate in lingua Silvana. In un attimo, scattammo in piedi e Alieto spense il fuoco con un piede, risalimmo a cavallo e ci tirammo nuovamente sulla strada: affrontare in gruppo di Silvani nel bosco sarebbe stato un vero suicidio. -“Arrivano dal bosco” disse Tidus
-“Cerchiamo di fermarli prima che ne escano. Posso provvedere subito con un incantesimo” risposi
-“No, me ne occupo io, voi allontanatevi pure”
L’ardire di Tidus mi sorprese, ma decisi di permettergli di provare la sua forza pur restando in guardia e pronto ad intervenire in suo aiuto. Il Drow si nascose dietro una roccia sporgente, mimetizzandosi perfettamente con l’ambiente e divenendo quasi invisibile alla maniera degli Elfi Oscuri, e là restò in attesa. Alieto ed io ci allontanammo lungo la strada, restando però ad una distanza tale che ci permettesse di osservare la scena. Pochi istanti dopo, dal bosco emersero una dopo l’altra le sagome di tre esploratori Silvani armati alla leggera con archi e semplici corpetti di cuoio. Queste loro deboli difese poterono poco contro l’armamento ben più pesante di Tidus che, unito alla sorpresa e rapidità del suo attacco, li colse del tutto impreparati: il nostro compagno, difatti, uscendo di scatto dal suo nascondiglio, ne colpì rapidamente uno al collo, uccidendolo sul colpo, e si lanciò sul secondo. Istintivamente, il Silvano parò il suo fendente con l’arco, che si lesionò, e tentò una rapida ritirata. Nel frattempo, il suo compagno superstite incoccò una freccia e la diresse verso Tidus, che però la bloccò con lo scudo. Un rapido affondo del Drow ed anche il secondo Elfo dei Boschi cadde a terra senza vita, mentre il terzo preferì tentare una fuga nel profondo della foresta. Il suo tentativo fu vano, dato che il nostro compagno estrasse rapidamente da sotto il mantello una balestra leggera e con un solo dardo inchiodò il fuggitivo ad un albero. Subito Alieto ed io raggiungemmo Tidus e ci congratulammo per l’eccellente azione appena compiuta. Il Drow però minimizzò, dicendo che “non esiste Silvano in grado di impensierire noi Elfi Oscuri”. Tutti e tre ci rendemmo conto che ormai l’ora di pranzo era passata insieme alla nostra fame, e così optammo per proseguire il viaggio senza attardarci troppo.
-“Strano però… Quei Silvani erano lontani dai loro villaggi. Che ci facevano qua?”
-“Può darsi venissero da Vesper. Non è molto lontana ormai, forse erano di stanza là” dissi
-“Come faremo ad attraversare Vesper? E’ costruita su una laguna, se non sbaglio, e non esistono strade che la aggirano…” osservò Alieto
-“Purtroppo è così. Le guardie di quella città non avranno nei miei confronti reazioni migliori di quelle di Minoc, ma ci toccherà ugualmente sfidarle. A meno che non riuscissimo a trovare una barca lungo la costa fuori della città, impadronircene e navigare con essa intorno alla città” proposi
-“Quello che dite, Sulayn, è giusto, ma non è facile trovare una barca…”
-“E allora vedremo cosa fare..” dissi, chiudendo definitivamente il discorso
Riprendemmo la via per Vesper, che si dimostrò assai più breve del previsto: poco dopo, difatti, stavamo già guardando, dalla cima di una piccola collina, i tetti ed i canali che attraversano la città.
-“E così quella è Vesper, la città costruita sull’acqua…”
-“Proprio così, Alieto. Come puoi vedere, è piena di gente… e di guardie. Non ci sarà facile attraversarla, ma dobbiamo farlo. Avanti, andiamo”
E ci lanciammo al galoppo lungo il pendio della collina, fino a trovarci a poche centinaia di metri dal cancello d’ingresso Nord della città. Oltre ad esso, un lungo ponte in legno portava fino alla prima isola dell’insediamento.
-“A questo punto che si fa? Cerchiamo la barca?” chiese Tidus
-“Ad essere sincero, ci spero poco anche io. Aspettate…” risposi, ed aprii la mia fidata mappa
-“Hmmmmm… guarda guarda…”
-“Cos’avete visto, Sulayn?”
-“Vedete l’isola oltre il ponte, dove si trova la banca?”
-“Si…”
-“Bene, se arrivati là prenderemo verso Ovest, troveremo immediatamente un secondo ponte, simile a questo, che ci condurrà di nuovo fuori città, dall’altra parte del golfo. E già lì saremo fuori dalla giurisdizione delle guardie. Che ne dite?”
-“Che è rischioso ma fattibile… proviamoci”
Ormai, dunque, la strategia era stata decisa. Probabilmente era la più rischiosa, ma di certo l’unica possibile.
-“Dunque, amici… Le guardie si concentreranno di certo su di me, mentre voi sarete pressoché ignorati. Pertanto, prendete il mio equipaggiamento. Me lo restituirete dall’altra parte, ed io sarò più leggero e libero di fuggire”
Detto ciò, consegnai il mio zaino e le mie sacche piene di reagenti a Tidus ed Alieto
-“Molto bene! Ed ora andiamo, e mi raccomando… Ci vediamo dall’altra parte”
-“Statene certo, Sulayn” mi rispose Alieto.
E spronai DeathWing, il mio fido destriero, al galoppo verso i cancelli dell’ingresso Nord di Vesper, spalancati e pronti ad accogliere qualunque visitatore. Nel sentire il rombo dei cavalli, i soldati di guardia si allertarono e, ben presto, videro il mantello color viola scuro, simbolo dell’Impero Drow, che si allargava sulla mia tunica sopra le spalle. Probabilmente non riconobbero subito il mio viso, coperto in parte dal cappello nero, ma impugnarono le loro alabarde presagendo il pericolo imminente. Tuttavia, riuscii a coglierli di sorpresa: quando mi trovai abbastanza vicino, ne colpii uno sull’elmo con il manico del bastone, lasciandolo stordito, cosa che ci permise di continuare la nostra fuga. Tuttavia, questa volta mi avevano riconosciuto. Sentii le guardie gridare da dietro di me:
-“E’ il Capitano Sulayn Ed’Hartay, dell’Impero Drow! Uccidetelo, presto!”
-“Dannazione… - mormorai – Ogni volta è la stessa storia…”
Ora stavo galoppando sul ponte di legno, sgombro da guardie. Ammesso che ve ne fossero state, l’impeto della nostra corsa le avrebbe di certo travolte. Tuttavia, appena sbucammo sull’isola della banca, trovammo un’accoglienza piuttosto calda: una decina di soldati pronti a prendere la mia testa, ad ogni costo.
-“Sulayn, continuate, pensiamo noi a loro!” urlò Tidus.
I due giovani Drow iniziarono a frapporre le loro cavalcature tra me e le guardie, ostacolandole ed agevolandomi nella fuga. Ormai ero in vista del ponte Ovest, quando due soldati mi bloccarono l’accesso ad esso piazzandosi esattamente lungo la mia traiettoria. Capii in un attimo che la mia unica possibilità di riuscita era tentare di sfondare la barriera umana che stavano creando, confidando nell’aiuto della Dea Lloth. Spronai ancora una volta DeathWing e travolsi le due guardie: la prima cadde a terra come un fuscello, ma la seconda riuscì ad evitare la carica e menò un fendente in direzione della mia testa con la sua alabarda. Riuscii in parte ad evitarla, ma la punta della lama lacerò la manica sinistra della mia tunica ed aprì un lungo taglio sulla pelle sottostante. Il dolore mi esplose per un attimo davanti agli occhi come un lampo di luce bianca accecante, ma non vi prestai attenzione e proseguii la folle corsa, lasciandomi alle spalle le imprecazioni dei soldati e le grida di Tidus ed Alieto miste ai nitriti ed agli sbuffi dei loro cavalli. Fortunatamente, i cancelli Ovest erano sguarniti (le guardie dovevano probabilmente essere quelle che avevo appena travolto), e così fui in grado di uscire dalla città, lontano dal pericolo. Continuai a galoppare, quasi d’istinto, per almeno altri dieci minuti verso Sud, attraversando un accampamento di Barbari non curandomi minimamente di loro, fino a giungere sino al recinto nascosto nella foresta di un pacifico cimitero di campagna. Nascosto dalla boscaglia ed ormai sfiancato dalla fatica e dal dolore al braccio, mi lasciai scivolare giù dalla sella e mi accasciai al suolo, ansimando e trattenendo smorfie di sofferenza. Mi accorsi del sangue che colava fino alla mia mano sinistra e pensai di ricorrere alla magia per fermare l’emorragia, ma mi ricordai che ero privo dei miei reagenti, in mano in quel momento a Tidus o ad Alieto. Dopo qualche imprecazione, sentii un fruscio dalla foresta circostante, seguito da un canto. Istintivamente, misi la mano destra sull’elsa del pugnale che portavo sotto la tunica. Improvvisamente, davanti a me si presentò un uomo vestito con un largo saio, grassottello, che raccoglieva erbe e radici dalle piante là intorno. Sulle prime, non mi notò neppure, ed io feci in tempo a mettere il cappuccio del mantello in faccia per nascondere la mia appartenenza alla razza Drow. Subito dopo, però, l’uomo si accorse di me.
-“Oh… Salve Signore… Come… Oh, ma voi siete ferito!”
-“Non è nulla, lasciatemi stare” risposi restando seduto, con la mano ancora sull’elsa del pugnale
-“Ma no, ma no, fatemi vedere, forse posso…” ed inavvertitamente mi scoprì il volto, fissandomi per un lungo istante negli occhi
-“Ah, un Elfo Oscu…”
Non riuscì a finire la frase, dato che il mio pugnale dalla lama nera si era già conficcato in profondità nella sua gola. -“Si, un Elfo Oscuro, e neppure un Elfo Oscuro qualunque… un Capitano dell’Impero Drow, per essere precisi, nonché l’ultima delle cose che hai visto nella tua miserabile vita, umano”
Con un gorgoglio di sangue e con il pallore della morte che già si impadroniva di lui, l’uomo rantolò e si riverse al suolo, privo di vita. Mi avvicinai al suo saio, vi pulii il pugnale e con esso ne tagliai un lembo abbastanza grande per farvi una fasciatura. Pochi istanti dopo, avevo già medicato la mia ferita e, abbassandomi il cappello sul capo, iniziai a riposare. Tuttavia, la mia tranquillità durò poco: circa un quarto d’ora più tardi, arrivarono Tidus ed Alieto che mi videro appoggiato alla ringhiera che sonnecchiavo:
-“Sulayn! Sulayn! Siete vivo!”
Mi ripresi rapidamente e li guardai
-“Si, e soprattutto grazie a voi… se non aveste distratto le guardie, non ce l’avrei fatta. Ora avanti, aprite le stuoie ed accendiamo un fuoco, passeremo qui la notte”
-“Si, subito!”
E solertemente i due smontarono da cavallo e mi restituirono l’equipaggiamento. Mentre li ringraziavo, utilizzai la magia per curare la mia ferita e rimettermi in forze, dopodiché iniziai a cuocere carne secca sul fuoco.
-“Sono davvero colpito, Tidus ed Alieto. State entrambi dimostrando di avere la stoffa necessaria per entrare a far parte dell’Impero, indubbiamente. Ricordate però che il viaggio è ancora lungo ed i pericoli che dovremo affrontare sono solo cominciati… la vostra tempra sarà messa presto nuovamente a dura prova”
-“E noi siamo orgogliosi di affrontare quest’avventura con voi, Sulayn. Non potremmo avere guida migliore. Siamo pronti a dare il massimo per proseguire, arriveremo al Santuario dell’Onore come promesso, non vi deluderemo!”
Ricambiai con un sorriso e mi distesi sulla stuoia, imitato un attimo dopo dai due Drow. Forse favorito dallo scoppiettare ipnotico del fuoco, e complice la fatica di questa giornata piuttosto impegnativa, il sonno si impadronì rapidamente di noi…



CAPITOLO QUATTRO: FUOCHI NELL'OSCURITA'
Nel momento in cui il sonno prese il sopravvento su di me, sperai che la notte potesse procedere tranquilla, concedendoci il riposo che desideravamo. Tuttavia, fui svegliato da un rumore di rami spezzati, e guardando il cielo e le stelle mi resi conto che dovevano essere passate circa due ore dal momento in cui mi ero addormentato. Imprecai contro i disturbatori del bosco, e con gli occhi ancora appannati, nonché con i postumi del sonno che ancora esigevano il proprio tributo, iniziai a guardarmi intorno. Il rumore non accennava a cessare, rimanendo però confinato nel punto in cui lo avevo sentito la prima volta
-"Deve essere una lepre, una volpe o qualcosa di simile…" dissi tra me e me
Afferrai un sasso e d'istinto lo lanciai verso i cespugli, ma ciò che ricevetti come risposta fu solo un lungo gemito lamentoso. Istintivamente, afferrai il bastone e mi tirai indietro, mentre sentivo il rumore di due lame che venivano sguainate: anche Tidus ed Alieto avevano compreso la situazione. Senza dirci nulla, rimanemmo a fissare la boscaglia in direzione dello strano verso. Esso era cessato bruscamente, ma il timore che qualcosa potesse annidarsi a poca distanza a noi permaneva, pertanto decisi di risolvere la situazione. Stesi le mani in avanti e recitai
-"In Lor"
E subito i cespugli risplendettero di una piccola ma sgargiante luce magica, che illuminò quasi a giorno un orribile corpo, probabilmente umano, in gran parte marcito e putrefatto ma animato da una qualche oscura forza negromantica. Dopo l'attimo di stupore iniziale, ed accortici che l'essere stava assumendo un atteggiamento aggressivo, alzai le mani al cielo e pronunziai una seconda formula:
-"Por Ort Grav"
Seppure a ciel sereno, un fulmine d'energia bluastra si abbatté sulla creatura, folgorandola e bruciando le sue già malridotte carni. Pochi istanti dopo, preceduto da un gemito, un secondo morto vivente provò il suo attacco, che tuttavia si infranse inutilmente sulla lama di Alieto, che pose fine alla sua esistenza.
-"Sulayn, cosa sono queste… cose?"
Data la mia conoscenza piuttosto approfondita della Necromanzia, la branca della Magia Nera che studia la morte in ogni sua forma e manifestazione, mi fu facile rispondere alla domanda:
-"Sono NonMorti, esseri nei cui corpi un tempo scorreva sangue, linfa… vita, e che grazie allo sforzo di un Necromante come me sono tornati a muoversi su questo mondo"
-"Ma sono… vivi?"
-"Vivi non è la parola corretta… la loro è una non-vita. Desiderano solo nutrirsi, nulla di più, e non hanno alcun sentimento. Non provano dolore, né paura. Ci uccideranno se possono, quindi non abbiate alcuno scrupolo nel distruggerli"
-"Come se ci fosse bisogno di dircelo…" esordì sarcasticamente Tidus
Tuttavia, gli assalti sembrarono essere cessati. Non vi erano più creature nascoste nei cespugli, eppure nell'aria regnavano una calma ed un silenzio quasi irreali.
-"Sulayn, tutto questo non è naturale…"
-"Proprio così, Tidus…"
-"Non potete fare qualcosa per saperne di più?"
Gli feci un cenno con la mano indicandogli di restare all'erta ma in silenzio, e chiusi gli occhi. Entrando in un profondo stato di meditazione senziente, espansi le mie sensazioni alla ricerca di eventuali fonti di energia magica. Non molto distante da noi, iniziai a percepire la presenza di una, due, tre, dieci, venti e forse anche più deboli aure magiche e poi… poi una più potente, grande quasi quanto la mia, che sembrava dapprima sottrarsi alla mia indagine mentale, poi invece favorirla, al punto da stabilire un ponte telepatico con me:
-"…Sulayn… Sulayn Ed'Hartay…" gemette una voce che solo io, nella mia mente potevo udire e a cui potevo rispondere
-"Chi sei tu?" chiesi
-"… Io sono ciò che è dopo la morte, Sulayn… I defunti reclamano il loro tributo… Le anime cercano ciò che gli spetta…"
-"E cosa? Cosa cercano? Cosa desiderano?"
-"… Ciò che più bramano… la conoscenza… ciò che anche tu cerchi… la conoscenza della Morte…"
Era evidente che questo spirito era ben più potente di quanto avessi previsto. Era riuscito a scandagliare i miei più reconditi pensieri al punto da percepire il mio desiderio più profondo e nascosto, il desiderio di ottenere la conoscenza ed il controllo completo dei fenomeni della Morte. Messo in guardia grazie a tale ragionamento, tentai di guadagnare tempo: -"Perché tu mi parli di ciò? Desideri forse concedermi tale sapienza? Puoi forse dissipare i miei dubbi? O forse desideri tu apprendere ciò che io ora conosco grazie ai miei studi?"
-"…Le tue parole vogliono ingannarmi, Sulayn… posso avvertire distintamente il tuo sospetto nei miei confronti… Io ti avrò, Necromante dell'Impero, e avrò i tuoi compagni… presto, molto presto!"
E la sua voce si trasformò in un sibilo insistente, sempre più acuto, al punto da darmi l'illusione che esso stesse penetrando i miei timpani. Mi resi conto di trovarmi sotto l'infuriare di un potente attacco mentale, e con un urlo interruppi il collegamento con la creatura. Ansimante, venni soccorso dai miei due compagni, a cui raccontai tutta la storia: -"Si trova là dentro, nel cimitero…"
-"Ne siete sicuro, Sulayn?"
-"Si, assolutamente… E so ciò che vuole. Vuole noi, vuole la nostra vita, e la avrà se tentiamo di fuggire. Qui intorno i suoi poteri sono forti, molto forti, l'unico modo che abbiamo per distruggerlo è affrontarlo a viso aperto"
-"E sia, allora! - disse sicuro Tidus - Desidera le nostre vite? Andremo noi a prenderci ciò che rimane della sua!"
Rimasi soddisfatto dalle parole del mio compagno, e stringendomi assieme a lui ed Alieto in un piccolo manipolo, ci dirigemmo al cancello d'ingresso del cimitero, loro con le fedeli spade sguainate e gli scudi tenuti bene in alto, ed io con le formule dei miei incantesimi più potenti e distruttivi già sul filo delle labbra. Arrivati davanti ad esso, gettammo un'occhiata al suo interno per cercare di capire a cosa saremmo presto andati incontro, e vedemmo davanti a noi tante fiamme azzurrine che uscivano dal terreno e restavano a splendere a mezz'aria con una luce pallida e fioca, come se desiderasse a malapena di farsi vedere. Tra di esse, io percepivo chiaramente la presenza di una potente magia di animazione. Evitando di preoccuparci anzitempo, ci avvicinammo al cancello che Tidus aprì con un vigoroso calcio ed irrompemmo nel cimitero. Iniziammo a procedere silenziosamente, attenti a non disturbare nulla, salvo lo stretto necessario. Pochi minuti dopo, eravamo vicini alle fiammelle: potevamo distinguere nel buio le sagome degli edifici avvolti da vecchi rampicanti e debolmente illuminati dagli strani fenomeni. D'improvviso, si udì un lamento, quindi un gemito, e quasi dal nulla apparvero intorno a noi numerosi corpi claudicanti con le mani ossute tese verso di noi.
-"E' il momento! Combattiamo!" urlò Alieto
Le lame delle spade mandarono bagliori sinistri mentre affondavano, fendevano e mutilavano, mentre sprazzi di luci azzurre, rosse e gialle scintillanti esplodevano dalle mie mani e dal mio bastone quando gli incantesimi ferivano i NonMorti. Eppure, per quanti noi ne uccidessimo, sembrava che il loro numero aumentasse assalto dopo assalto.
-"Ma che diavolo… Non finiscono mai questi esseri?" gridò Tidus mentre colpiva i nemici incessantemente e senza pietà
-"Resistete, dovranno finire prima o poi" dissi a denti stretti, mentre continuavo a salmodiare parole magiche. Ad un tratto, nella mia mente risuonò una macabra voce familiare:
-"…Sulayn… Siete forse in difficoltà…?"
-"Se questo è tutto quello che sai fare, maledetto, non rappresenterai un gran problema per noi. Avremo presto facilmente ragione dei tuoi servitori, e passeremo a te!"
-"… Volete sapere cosa so fare davvero… ?… Raggiungetemi nella cripta di fronte a voi, allora…"
Al sentire la provocazione, non riuscii a resistere. Subito avvertii i miei compagni:
-"Presto! Si trova in quell'edificio, andiamo!"
Immediatamente lasciammo i nostri avversari per dirigerci verso le porte d'ingresso della cripta che ci era stata indicata.
Una volta entrati, ce le richiudemmo alle spalle, convinti di aver finalmente scoperto il nascondiglio del nostro avversario. In quell'edificio, tuttavia, vi era un buio impenetrabile, impossibile da essere dissolto persino dalla vista di un Drow.
-"Alieto, fai luce, io devo risparmiare le mie energie magiche" dissi
Un attimo dopo, dopo qualche scintilla, una torcia si accese tra le mani del mio compagno ed illuminò con le sue vampe lampeggianti i muri, il soffitto ed i sepolcri intorno a noi. Ci guardammo intorno alla ricerca della sagoma di quello che poteva essere il nostro avversario. Ma non lo trovammo. Al suo posto vedemmo solo altri corpi putrefatti, marciti, ma non di uomini, bensì di esseri più grandi, massicci, dai lineamenti rozzi e duri, che brandivano pesanti asce arrugginite. Ad ogni effetto, erano Orchi NonMorti, ed erano assai numerosi. Improvvisamente, iniziarono a ringhiare e latrare contro di noi con le loro disgustose fauci protese. Una risata risuonò nella mia mente:
-"…Ahahahahahahahahahaha… Non sei poi così furbo, Sulayn…"
La rabbia montava in me sempre più violentemente, quando la voce di Tidus mi riportò rapidamente alla realtà:
-"Orchi! Orchi NonMorti! Presto, fronteggiamoli!"
I miei compagni ingaggiarono di nuovo battaglia, ma questa volta il numero decisamente soverchiante degli avversari, unito alla loro sovrumana forza fisica, rischiava di far volgere nettamente la battaglia a nostro sfavore. Decisi allora di ricorrere ad un aiuto esterno per bilanciare lo svantaggio. Levato in alto il bastone, dunque, socchiusi gli occhi e dissi: -"Kal Xen"
Davanti ai nostri occhi si materializzò una grossa bestia umanoide alta circa due metri e mezzo, dalla pelle grigia, con in mano un nodoso bastone, che mi guardò con occhi carichi di ira ed attesa, digrignando le zanne in una raccapricciante smorfia. Lo guardai fisso: -"Avanti, mio servitore, massacra i nostri nemici"
Il Troll si volse di scatto, lanciò un urlo disumano, tale da far accapponare la pelle e tremare le mura, dopodiché cominciò a fendere l'aria con la sua clava. Il primo ad essere colpito fu un Orco che stava tentando di attaccare Tidus: il NonMorto venne scaraventato e schiacciato contro il muro opposto alla sua posizione. Dopo questo, la bestia che avevo evocato si lasciò andare al più selvaggio impeto di violenza, frantumando sepolcri e lapidi e travolgendo gli avversari che incautamente gli si avvicinavano
-"Presto, usciamo! Il Troll finirà il lavoro!" gridai ai miei compagni
Tra le urla ed il clangore dell'arma della bestia ed i lamenti dei NonMorti che stava agevolmente massacrando, uscimmo dalla cripta e la richiudemmo dietro di noi. Per buona misura, Alieto scagliò la sua torcia accesa all'interno prima che le porte si serrassero nuovamente.
-"Qui fuori, Sulayn, ci sono altri avversari… Cosa facciamo?"
"Tratteneteli ancora per un po', tenetemeli lontani… Ora provvedo a trovare questo dannato!"
E nuovamente entrai nello stato d'incoscienza meditativa. A qualche metro da noi, forse non più di un centinaio, iniziai di nuovo a percepire la presenza del nemico. Le sue ondate psichiche tentarono nuovamente di distrarmi a parole, pronunziando frasi sconnesse e senza senso ma, appena realizzò la mia intenzione di scovare la sua posizione, tentò di ricorrere ai suoi attacchi psichici. Questa volta, però, ero preparato ad una tale sua reazione ed innalzai una barriera mentale. Sentii le sue urla di rabbia, delusione e sconfitta mentre dentro di me la sua locazione si faceva pian piano più chiara, sempre più chiara. Aprii gli occhi di scatto:
-"E' nel campo dietro la cripta!"
Quasi contemporaneamente al mio urlo, Tidus ed Alieto scattarono verso la direzione che avevo appena indicato con le armi in pugno. Io li seguii, recitando nel frattempo la formula
-"In Jux Sanct"
Aggirammo l'edificio e finalmente lo vedemmo. Tra le fiammelle, stava un uomo anziano, vestito con una tunica nera ormai lacera e putrida, che stringeva tra le grinfie un vecchio ramo raggrinzito. Fissandolo più attentamente, mi resi conto che la decomposizione aveva già intaccato il suo volto. Fu così che compresi: egli era un Liche, un temuto Necromante NonMorto. Fu lui ad esordire:
-"…Questa sarà la vostra fine… Drow… La vostra vita sarà mia… come quella degli altri visitatori… di questo luogo maledetto…" -"Non esserne troppo sicuro, maledetto mostro!" tuonò Tidus
-"Se sei così sicuro dei tuoi poteri, mostrami cosa sai fare" gli dissi
I suoi occhi si illuminarono di un bagliore rossastro, un ghigno si dipinse sulla sua faccia putrida e le sue mani si alzarono al cielo. Pronunziò contro di me un incantesimo di debolezza, ma con sua somma sorpresa, soltanto levando contro di lui il mio bastone, riuscì a ritorcerglielo contro grazie alla protezione magica che avevo eseguito su di me prima di incominciare la sfida. Il Liche restò incredulo davanti all'accaduto, addirittura sbigottito, e questi attimi di esitazione ci diedero l'occasione per mettere in pratica il contrattacco. Io salmodiai le sillabe
-"Kal Vas Flam"
E di nuovo la colonna di fuoco lo avvolse, mentre Tidus ed Alieto, con rapidi movimenti delle loro spade, provvidero a tagliare e mutilare la carne putrida ed infiammata del Necromante NonMorto che urlava di dolore e di rabbia. Pochi istanti dopo, tutto ciò che restava di lui era un mucchietto di polvere e cenere fetida ancora incandescente. Nello stesso istante della sua morte, quasi purgata da una forza superiore, la magia del Liche venne meno, e tutti i corpi dei cadaveri animati caddero e si dissolsero tra fumi azzurrini, come pure le fiammelle vacillarono e si spensero in un guizzo di luce. Noi tre ci guardammo soddisfatti, ancora affannati per la fatica ma contenti di esser riusciti ad avere la meglio su un altro terribile pericolo che intendeva sbarrarci la strada. Ci accorgemmo che ormai stava albeggiando, e i primi raggi del sole illuminarono il cimitero ormai mondato e tranquillo. Lentamente uscimmo dal suo recinto e rimontammo a cavallo, lasciandoci alle spalle una notte quasi insonne ed un'altra avventura risolta brillantemente. Dopo pochi minuti, eravamo già lanciati al galoppo lungo il sentiero che, piegando ad Ovest, ci allontanava sempre più da Vesper.







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