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IL FRAMMENTO DELL'ELENDERACH La tranquillità, che si respirava negli ultimi tempi lungo le strade di Wind, fu di colpo rotta dalla frenita corsa di un Messaggero Imperiale, giunto nella città sotterranea dopo una furiosa tanto convulsa galoppata che sembrò subito evidente l'urgenza delle notizie da dover riferire alle Autorità. Le sentinelle furono celeri nell'avvertire le Guardie dei Palazzi dei vari Casati Cittadini di informare le più alte Istituzioni dell'arrivo del messo. Il Messaggero veniva dalla superficie e raccontò di un Umano che si era presentato nei pressi della Sede Amministrativa Imperiale per chieder udienza agli esponenti dell'Impero Drow. Ben presto gli Elfi Oscuri Imperiali si recarono sul posto dove trovarono, in compagnia di altri Drow di guardia alla Sede, un esile umano di carnagione scura, di età avanzata, indossante una cinerea veste austera di fine fattura ma consumata dal tempo. Costui si presentò come Locka, Adepto dello storico Herudel il Mistico Custode della Biblioteca di Magincia. L'Umano con toni riverenti chiese di poter parlare accennando soltanto che si trattava di un fatto di grande rilevanza. I Comandanti Imperiali, dopo un breve consulto interno, decisero di ascoltar cosa mai quell'umano aveva da dire e di concedergli un'udienza nella Sala delle Riunioni della Torre visto l'evidente non pericolosità di una situazione sotto controllo e priva di insidie. Locka, con grande riguardo, quasi intimorito di fronte ad un tavolo affollato di Elfi Oscuri Imperiali, iniziò a parlare del proprio maestro Herudel e del suo ardito progetto di riunire un antichissimo libro, scritto in lingua arcana, perduto ormai da secoli. La leggenda narrava che quest'opera, chiamata l'Elenderach, fosse di origine divina e contenesse la storia di Sosaria e delle Divinità. Eranano oramai molti anni che Herudel il Mistico era sulle traccie dell'Elenderach e dopo estenuanti e lunghe ricerche sembrava che lo storico fosse riuscito a rintracciare cinque antiche chiavi che secondo alcune fonti sarebbero in grado di aprire altrettanti scrigni, sparsi per il mondo, nei quali sarebbero conversati i tomi in cui è stato diviso l'arcano Artefatto. Per trovare questi scrigni, Herudel aveva inviato per l'appunto Locka a chieder, in cambio di un'adeguata ricompensa economica, la collaborazione dell'Impero Drow nella ricerca di uno dei frammenti. I Comandati Imperiali Obscuritas De'Venorsh e Bhaal De'Xyran, interessati alla vicenda ma soprattutto all'immenso potere magico che presumibilmente quell'opera doveva possedere, incalzarono l'umano di interrogativi, dubbi e domande sulla natura di quel libro, sul suo poter arcano e come sarebbe stato utilizzato in caso di ritrovamento di tutti i tomi. I drow non nutrivano alcuna fiducia in Herudel e sostenevano che egli non sarebbe stato capace di gestire un potere che doveva esser tanto grande visto la natura divina dell'opera. Dopo varie considerazioni gli Elfi Oscuri decisero di iniziare le ricerche dell'Elenderach e strapparono da Locka la promessa che, nel caso in cui il libro fosse stato riunito, Herudel avrebbe fatto un apposito rito per decifrare le parti relative alla Regina dell'Oscurità, la Dea Lolth. L'umano consegnò ad Obscuritas la chiave dello Scrigno da rintracciare e diede qualche vago indizio, di cui era a conoscenza, dei luoghi ove provare a cercare. Egli disse che l'Elenderach era scomparso dopo la Leggendaria Battaglia nelle Waste Lands e da allora si narrava che qualche tomo potesse esser custodito dai Draghi Senzienti, una altra fonte riferiva che uno dei frammenti fosse nelle mani del Dio Ultan mentre un altra ancora che fosse sperduto in qualche luogo sconosciuto delle Waste. Quando ormai la riunione era finita e tutti erano dubbiosi e pensierosi riguardo alla ricerca da intraprendere, Nemless De'Xyran chiamò Obscuritas in disparte e le raccontò delle proprie preoccupazioni. Con voce ansiosa ed inquieta, Nemless riferì che l'aver sentito pronunciare il nome di Ultan aveva rievocato ricordi di un recente passato. L'Elfo Oscurò raccontò che una notte, durante uno dei tanti scontri con i nemici della superficie, egli, Nakaher De'Vessra e un giovane drow di nome Darken, trovarono rifugio nelle profondità del Fire Dungeon, ma qui, che pare sia la dimora di Ultan, comparve terribile il Dio il quale scrutando negli animi dei Drow scorse il loro legame con W'Soraych, uno dei quattro demoni Mahalderach. Il Dio furente e adirato fece attaccare i tre drow tuonando con voce risonante che se mai un giorno li avesse rivisti nella sua dimora, egli stesso li avrebbe annientati. Obscuritas ascoltò attentamente il racconto e rassicurò Nemless di non preoccuparsi: "Lolth veglia sui propri Drow". La Matrona Madre d'accordo con Il Generale Bhaal, che aveva anch'egli sentito la conversazione, decise di iniziare le ricerche nel Fire Dungeon, la dimora del Dio Ultan pensando che quell'episodio fosse in qualche modo collegato con il destino dei Drow. Gli Imperiali giunsero nel Fire Dungeon e avanzarono lungo il sentiero fino ad arrivare in un luogo lastricato di pietre e abitato da creature Non-Morte quando avvertirono una presenza nell'ombra. Era il Dio Ultan che aveva sentito dei rumori e resosi conto che si trattava di un gruppo di Drow, comparve in tutta la sua possente figura interrogando minaccioso con un'intonazione nervosa sul motivo di quella presenza. Bhaal, ponendo unicamente la Ricerca appena iniziata in considerazione, posò l'arco, diede ordine a tutti di riporre le armi e cercò d'esser il più possibile rispettoso ed ossequiente spiegando al Dio la storia del Libro Arcano. Ultan, la cui voce era così spaventosa e terribile quanto il suo aspetto, disse di possedere uno Scrigno dell'Elenederach e considerando la poca importanza che questo baule aveva per lui e visto che quei mortali erano Elfi Oscuri fedeli a Lolth, disse brevemente che avrebbe ceduto ai Drow lo Scrigno se questi gli avessero consegnato la Statua di Razephaal. Questa Statua raffigurante Razephaal, uno dei demoni Mahalderach, era stata forgiata dallo stesso Ultan ma la Dea Lolth era riuscita a impossessarsi della scultura beffando il Dio dei Nani. Ultan scomparve nell'ombra. I Drow si misero in cammivo verso il Tempio di Lolth per tentare di parlare con la Regina dell'Oscurità...... “E così ci riunimmo tutti presso il Tempio di Lolth sull’Isola dell’Oracolo, per interrogare la nostra Dea sul da farsi. La richiesta di Ultan ci appariva gravosa ed umiliante, specie in quanto rivoltaci da una divinità a noi avversa. Stranamente, il Capo Stregone Sulayn Ed’Hartay, che pure non si era fatto vivo nella ricerca condotta fino a questo momento, si trovava assorto in meditazione di chissà quali pensieri proprio nella sala principale del nostro luogo di culto. Appena ci vide, si voltò stancamente e ci salutò con il consueto “Venduì”. Senza perder tempo, iniziammo il consueto rito di preghiera e di evocazione, nella speranza che Lolth si mostrasse al più presto e ci consigliasse nel migliore dei modi. Dopo qualche minuto, il pavimento costruito di pesanti pietre nere dell’Underdark iniziò a tremare, i muri si scossero e gli stendardi ad essi appesi caddero con tonfi sordi. Volute di fumo nero apparvero magicamente dal nulla, e crearono un’atmosfera onirica e quasi irreale intorno agli sguardi attoniti dei membri Imperiali. Proseguii a recitare formule, per nulla turbata dai fenomeni che precedevano la tanto attesa manifestazione, quando di colpo, dopo un rombo sordo che sembrava provenire dalle più remote profondità della terra, un enorme ed aggraziato ragno con lunghe zampe uncinate e strani e stupendi simboli argentati dipinti sul dorso apparve in tutta la sua maestosa imponenza. Nello stesso istante, tutti i Drow caddero in ginocchio, pregando la Dea nella propria lingua, non osando alzare lo sguardo per evitare di incrociare i tremendi occhi di Lolth. Con voce tonante, essa mi parlò: -“I tempi sono maturi per la nostra rinascita, figlia mia. Ora dimmi, cosa vuoi domandarmi?” -“Mia Signora, sono qui per chiedervi aiuto. Come sapete, siamo sulle tracce di uno dei frammenti dell’Elenderach, come suggeritoci dai Bibliotecari di Magincia. Le nostre ricerche ci hanno portati fino alle profondità dei Sotterranei di Fuoco di Serpent’s Hold, dove ha sede la Fucina di Ultan. Là abbiamo trovato il Dio intento nei suoi lavori, che ci ha rivelato di essere in possesso del Frammento. Tuttavia, egli vuole qualcosa in cambio per questo oggetto. Ci ha richiesto una statua in vostro possesso, un’effige di Rezephaal, uno dei quattro Meaderach. Potete dunque aiutarci nel decidere cosa fare?” -“Conosco quella statua… Essa rappresenta poco per me, solamente uno dei molteplici trofei che strappai al Dio durante i nostri scontri nella Sfera Astrale. Trovo deprecabile ed insulso l’attaccamento che Ultan nutre nei confronti di un tanto misero oggetto. Se dunque le sue ambizioni sono così meschine, ecco, prendete la statua e consegnategliela. Con la perdita di tale inutile dono, la stirpe dei Drow otterrà ancora una volta ciò che pretende! Tale atto non rappresenta alcun sacrificio per me, ma i benefici che porterà a breve saranno incommensurabili!” -“Vi ringrazio per il dono appena concessoci, mia Signora, eppure le vostre parole mi appaiono ancora oscure. Parlate di “incommensurabili benefici”… Cosa rappresenta davvero l’Elenderach? E cosa vi è legato?” -“La tua domanda troverà risposta nelle parole di un vostro fratello, che già conosce la verità” I Drow si guardarono tra di loro, domandandosi chi potesse essere il depositario che Lolth indicava. La Dea parlò di nuovo: -“Ecco, dunque, il momento è giunto! Colui che conosce la verità si faccia avanti e parli a tutti, affinché essi comprendano la vera missione!” Senza proferire parola, Sulayn si mosse, appoggiandosi al suo bastone, e raggiunse la scalinata dell’altare. Con lo sguardo rivolto a terra, si inchinò davanti a Lolth: -“Vi ringrazio, mia Signora” Detto questo, si voltò verso i suoi fratelli, ed iniziò a parlare: -“Fratelli, il tempo della nostra rinascita è realmente giunto. I Bibliotecari di Magincia si ingannano sulla reale natura dell’Elenderach. Esso è difatti un Sigillo, una chiave che, se riunita, porterà Gardros stesso al sonno, insieme alle altre divinità! Quando ciò avverrà, i Meaderach ed i Demoni, figli di Mear, saranno liberi di raggiungere queste terre, le terre di Sosaria, e gettarle nel caos. Una notte perenne ci avvolgerà, i Demoni cammineranno tra di noi flagellando i popoli liberi, e gli Eserciti della Luce si riuniranno in disperate alleanze nella vana speranza di arginare l’avanzata delle Armate dell’Oscurità. Nei meandri di questa guerra, noi Drow saremo pronti a cogliere l’occasione per approfittare della debolezza degli uomini, ed a riconquistare il mondo che ci spetta di diritto! Lasciamo dunque che l’affanno e l’ansia per il recupero dell’Elenderach si impadronisca di loro, lasciamo che essi si ingannino! Non faranno altro che aiutarci inconsapevolmente nella riuscita dei nostri progetti, e saremo noi, alla fine, a beneficiare dei frutti della loro ingenuità!” Le parole del Capo Stregone lasciarono i Drow allibiti e felici, essendo presagio e speranza di una vittoria che avrebbe segnato la fine della maledizione che da centinaia di anni segnava la stirpe degli Elfi Oscuri. La Dea parlò quindi di nuovo: -“Questo è il piano che il Popolo dei Drow osserverà. Ora conoscete la verità sull’Elenderach, il tempo della rinascita è arrivato! Portate la statua a Ultan, e ottenete il frammento! Io sarò con voi, figli miei…” E tra volute di fumo nero, così come si era manifestata, la Dea scomparve alla nostra vista. Quello che dovevamo fare però ci era chiaro, e così, senza perderci ulteriormente in inutili chiacchiere, uscimmo dal tempio e, recuperati i nostri destrieri, ci lanciammo al galoppo verso il Sotterraneo del Fuoco di Serpent’s Hold. Lo raggiungemmo dopo pochi minuti, grazie agli incantesimi di teletrasporto che Draco ci mise a disposizione. Percorremmo quindi ancora una volta le gallerie infuocate, costeggiando i fiumi di magma e non curandoci dei bagliori rossastri che essi proiettavano sulle volte di solida roccia. Dopo aver attraversato un grande ponte che univa le due estremità opposte della grotta, ci ritrovammo su una grande sporgenza rocciosa, sotto la quale un fiume di lava scorreva impetuoso quasi come le onde del mare d’inverno. Incredibilmente, al centro di esso si trovava una enorme fucina, fatta di pietra ardente, sul cui incudine lavorava con un possente martello infuocato il Dio Ultan dalle quattro braccia. Sulayn, sportosi fino al ciglio, lo chiamò a gran voce: -“ULTAN! ULTAN! MI ASCOLTI, DIO DEI NANI?” Il Dio si voltò verso il Necromante e rispose: -“Non urlare così, Elfo Oscuro! Ti sento benissimo, e se anche io urlassi come te, voi sareste tutti morti… Allora, avete acconsentito alle mie richieste?” Mi feci quindi avanti: -“Si, Ultan, seppur con riluttanza… Ecco, la nostra Dea nella sua superiorità decide di consegnarti questa statua che tanto brami… Ora che noi Drow abbiamo onorato la nostra parte di accordo, tu onora la tua” Avidamente, Ultan prese la statua dalle mie mani, e dopo averla guardata e rimirata con occhi carichi di cupidigia, ci guardò e stese la mano verso di noi: -“Certamente, ecco il mio pegno!” Ed immediatamente uno scrigno di color argento vivo si materializzò tra di noi -“Ed ora apritelo se ci riuscite!” disse con voce tonante, svanendo in un rombo di tuono e ridendo di gusto. Ma io possedevo la chiave per quella serratura. Quando tutti i membri dell’Impero si furono riuniti, io la utilizzai, e con uno scatto metallico il coperchio del baule si aprì rovesciandosi. Davanti a noi, poggiate sul fondo, vi erano alcune pagine scritte in caratteri runici con un inchiostro dorato che emanava una potente aura magica, e che accecava con il suo bagliore. Lo avevamo dunque di fronte, quello era il Frammento dell’Elenderach! Ora restava un solo dubbio… -“Dove lo porteremo per tenerlo al sicuro?” chiese Sulayn “E’ un oggetto molto prezioso, non possiamo rischiare di perderlo…” -“Lo porteremo nel posto più sicuro che conosciamo, la nostra Sede, a Nord del Deserto dei Demoni… Nello scrigno che accoglie le nostre Sacre Reliquie nessuno potrà toccarlo!” E così, dopo una galoppata rapida nelle lande boscose di Sosaria, il frammento fu rinchiuso al sicuro nello Scrigno dell’Impero… |
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